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Home / Dossier / LOMBARDIA: LA NUOVA VANDEA / Il caso Niguarda

IL CASO NIGUARDA

A seguito dello scandalo Niguarda per appalti irregolari e nomine illegittime, il presidente della Regione Lombardia blocca la strada agli ispettori del Tesoro per eventuali e successive ispezioni a strutture ospedaliere.

IL CASO NIGUARDA

di Luca Perego*

E’ il 28 maggio 2009 quando scoppia lo scandalo Niguarda. Un dossier prodotto dai Servizi ispettivi del Ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti, dopo dieci mesi di indagini e controlli (dal 13 aprile 2007 al 6 febbraio 2008), rivela «appalti irregolari», «nomine illegittime» e «consulenze anormalmente elevate». Oltre 100 le violazioni rilevate dagli ispettori, comprendenti, come riporta Simona Ravizza sul Corriere della Sera, “gare d'appalto svolte in modo da limitare la concorrenza, incarichi affidati con forzature normative a manager senza i requisiti professionali necessari (tra cui medici al posto di ingegneri, ndr), compensi anomali, anche da 100 mila euro, per consulenti esterni. (…) le irregolarità denunciate dopo l'ispezione amministrativo-contabile riguardano le procedure d'appalto per la ristorazione, il servizio bancario interno e per quello di diagnostica per immagini”. 47 i vizi di illegittimità riportati dall’ispezione ministeriale condotta da Giuseppe Lombardo. Il dossier mette sotto accusa, in particolare modo, i lavori di costruzione del nuovo Niguarda, ordinando l’annullamento di tutti i contratti e proponendo una «nuova gara rispettando le norme europee sulla concorrenza e trasparenza». Le accuse rivolte al Pirellone, nella gestione di riqualificazione della struttura, sono di avere garantito a costruttori amici «un potere contrattuale enorme, monopolistico e ricattatorio» e il tutto, come nel migliore stile di Formigolandia, a spese della regione, provocando «danni gravissimi» alle casse pubbliche. 

Secondo il dossier ministeriale, sarebbero quattro le società protagoniste di questa operazione da oltre un miliardo di euro: Nec Spa (vicina a Comunione e Liberazione), Progeni Spa (legata alle cooperative rosse) e due società direttamente legate alla Regione Lombardia e al potere formigoniano, Finlombardia (società finanziaria che avrebbe ricevuto irregolarmente, secondo gli ispettori, un corrispettivo di 4 milioni e 200 mila euro) e Infrastrutture Lombarde Spa (società di sviluppo territoriale che sarebbe stata pagata 7 milioni di euro per una consulenza considerata illegittima dall’inchiesta ministeriale).

E se da una parte la Corte dei Conti della Lombardia ha deciso di aprire un’inchiesta per fare luce sul caso Niguarda, il presidente Roberto Formigoni, con la solita arroganza che lo contraddistingue e la convinzione di essere un imperatore incontestabile, ha dichiarato: «gli uomini dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica hanno utilizzato pote¬ri che la Costituzione non riconosce loro. Ho il dovere di tutelare il buon no¬me della Regione Lombardia, che è l’unica possibile titolare dei controlli». Detto fatto: la Regione Lombardia denuncia la Consulta per «violazione delle più elementari norme di correttezza e collaborazione istituzionale».

Si arriva così al 9 giugno 2009 con l’ultimo atto (almeno per ora) della vicenda, vale a dire la scelta dello zar Formigoni di imporre un blocco agli ispettori del Tesoro, laddove questi si presentassero per ispezionare le altre strutture ospedaliere lombarde. “Vi invito, in caso di avvio di analoghe iniziative ministeriali, a mettere in contatto l’ispettore con l’Avvocatura regionale rinviando l’accesso agli uffici, al fine di consentire l’adozione di ogni azione utile alla tutela delle attribuzioni costituzionali della Regione Lombardia”, questa la nota diffusa da Nicolamaria Sanese, altro formigoniano di ferro, inviata ai direttori generali degli ospedali lombardi. 

 

*NOTE

 Luca Perego è segretario dell'Associazione Radicali Lecco e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani 


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