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LOBBY DI DIO - PARTE IV

Il libro si chiama “La Lobby di Dio”, è la “prima inchiesta su Comunione e Liberazione e la Compagnia delle Opere” (Chiarelettere, pagg.464, 16,60 euro) ; lo ha scritto Ferruccio Pinotti, che in passato ci ha regalato altri preziosi volumi: “Poteri forti”, sul caso dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi; “Opus Dei segreta”, che per la prima volta riporta testimonianze di ex numerari dell’Opus Dei; “Fratelli d’Italia”, un’inchiesta sulla massoneria; “L’unto del signore”, in collaborazione con Udo Gumpel, sulle origini della fortuna di Berlusconi e gli appoggi in Vaticano.
Comunione e Liberazione viene così presentata: “Più potente dell’Opus Dei, più efficiente della massoneria. Questo libro racconta per la prima volta dall’interno come funzionano Comunione e Liberazione e il suo braccio finanziario, la Compagnia delle Opere, una rete di più di 34mila imprese, un fatturato complessivo di almeno 70 miliardi di euro. Potere che sembra inarrestabile, spesso oscuro, e con il quale occorre fare i conti e avere consapevolezza.
Il libro di Pinotti si è avvalso della collaborazione di molte persone tra cui quello di due nostri compagni, Valerio Federico, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni e componente del Comitato di Radicali Italiani, e di Luca Perego, autori della rubrica “Giù al Nord”, di “Radio Radicale”. Un contributo di “alto spessore”, lo definisce Pinotti, relativo all’analisi teorica del “sistema CL-CDO” della sussidiarietà formigoniana nonché al tema dei diritti civili negati dal sistema stesso e all’approfondimento di alcuni casi specifici.
E leggendo i saggi che seguono, si comprenderà bene il contributo che Federico e Perego hanno fornito all’importante inchiesta di Pinotti. Qui potete leggere il 4° stralcio.

 

Nell’ottica di alleggerire la macchina statale, accade che gli enti pubblici gestiscano direttamente sempre meno servizi: si tratta di un’opportunita fantastica per il sistema della Compagnia delle Opere. Facendo riferimento al principio di sussidiarietà orizzontale, i servizi pubblici vengono sempre più esternalizzati in outsourcing ai privati attraverso gare d’appalto. Le Regioni, dunque, in questi casi diventano enti appaltanti.
Ma si puo fare molto di più e meglio, con la raffinata tecnica messa a punto dalla CdO. Le Regioni possono infatti scegliere se appaltare direttamente una serie di servizi ai privati, mettendoli dunque in concorrenza fra loro, oppure dar vita a una società mista con un’azienda privata alla quale, per direttiva europea, deve essere attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento. Oppure – e questa è la scelta prevalente della Lombardia formigoniana – è possibile creare società pubbliche, controllate cioè al 100 per cento da Regioni, Province e Comuni. Nell’era formigoniana le società pubbliche e partecipate sono proliferate.
Questa scelta comporta anche il superamento di parte dei vincoli amministrativi imposti dallo Stato centrale: infatti la voce del capitolo di spesa si sposta dal bilancio della Regione a quello della società patrimoniale pubblica, che e regolata dal diritto privato.
La società pubblica può a sua volta gestire direttamente i servizi o appaltarli ai privati. La creazione di società pubbliche (dette in house) che appaltano dei servizi a società private o miste comporta generalmente un aumento del costo del servizio poichè inevitabilmente aumentano i costi di struttura, di gestione, di controllo e di transazione. Costi che non esisterebbero se il servizio stesso venisse appaltato dalle Istituzioni direttamente ai privati. E’ chiaro dunque che la maggior parte delle società pubbliche non sono altro che contenitori per piazzare amici, o amici degli amici. Un sistema in cui la CdO è fortissima.
La presenza di una società pubblica dovrebbe essere in linea di massima giustificata solo se fornisse direttamente un servizio, dimostrandosi più efficiente dell’istituzione stessa, e se il servizio per sua natura non potesse essere affidato tramite gara ai privati. Ma a che cosa serve una società che fa un passaggio di consegne, se non a buttare soldi pubblici e a garantire qualche nomina in piu?
Questo modello basato sull’intermediazione agevola l’insinuarsi di un sistema corruttivo: trattando direttamente con una società ≪esterna≫ – che sfugge più facilmente ai controlli rispetto all’istituzione – risulta infatti più semplice lo scambio di contratti di forniture o di servizi con assunzioni, denaro o voti.

L’attivismo di Comunione e Liberazione e di CdO ha trovato un mezzo di espressione particolarmente efficace attraverso la presenza di uomini del Movimento nelle società pubbliche o miste, pubblico-private, che gestiscono importanti settori dell’economia. Il caso della Lombardia, in questo senso, è particolarmente eclatante e potrebbe fare scuola altrove, qualora il potere di CL si allargasse. Esiste infatti, nella regione governata da Formigoni, una galassia di società in mano agli uomini di CL che movimentano affari da milioni di euro.
La conseguenza del proliferare delle società pubbliche ad hoc di matrice CdO può essere così schematizzata: trasferiti 100 da Stato a Regione (soldi pubblici da spendere per un servizio), 30 vengono impiegati per mantenere la società pubblica e 70 restano a disposizione dei privati (magari anch’essi in quota CdO) che vincono le gare per garantire il servizio. Spesso la cifra ≪70≫ non viene considerata sufficiente dalle società ≪virtuose≫ (che operano cioè a prezzi di mercato) per soddisfare tutte le esigenze di garanzia e di qualità richieste dall’ordinamento. E’ intuibile quindi che con basi d’asta sottocosto parteciperanno aziende meno ≪virtuose≫, che taglieranno sulla professionalità del personale, sui diritti dei lavoratori e inevitabilmente sulla qualità del servizio.
Le normative comunitarie vanno in direzione opposta: affermano infatti che l’utilizzo del modello dell’in house providing (creazione di una società pubblica per fornire direttamente un servizio) deve essere limitato a situazioni eccezionali. L’Europa suggerisce di non creare inutilmente società ≪pubbliche ≫ e riafferma dunque la prevalenza della gara come metodo per l’attribuzione della gestione dei servizi pubblici locali. In Lombardia, negli anni della presidenza Formigoni, 8 dei 16 miliardi di euro di spesa sanitaria sono passati ai privati. Di questi 8 miliardi, una buona metà e confluita nella galassia ciellina, attiva anche in altri settori come formazione, istruzione, volontariato e servizi alla persona di vario tipo.


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